Appunti Poliamorosi – L’amore è sacrificio?

A quanto pare sono una policuriosa.
“Policurioso” è chi non ha (ancora) una relazione poliamorosa, ma è curioso verso il mondo del poliamore e così si accosta a questo universo per curiosare, appunto.
A Milano infatti c’è una comunità di Poliamorosi nutrita, che su Facebook è rappresentata da una Pagina e da un Gruppo chiuso (al quale si accede facendo richiesta d’iscrizione dopo aver risposto ad alcune domande).
Io personalmente avevo sentito parlare del poliamore solo in una puntata delle Iene. Era il 2013, e io mai avrei pensato, un giorno, di incontrarli davvero questi “poliamorosi”.
Quando ho accennato alle mie amiche più care che sarei andata a un “aperitivo poliamoroso” le reazioni sono state:

(in ordine sparso)

“Poliamorosi? Cioè, gli scambisti in pratica…”

“Ma come funziona, vai lì a cercare qualcuno con cui uscire?”

“In pratica è gente che ha legittimato il tradimento?”

“Io non credo di essere fatta per queste robe.”

Non posso biasimarle, le mie amiche. Né per la confusione né per la “diffidenza”. Del resto, io stessa non so nulla del poliamore.
La gente non sa nulla di molte cose.
Ad esempio, per un periodo ho fatto Burlesque e quando lo raccontavo a qualcuno, una delle risposte più comuni era:

“Ti insegnano a fare lo spogliarello?”

Direi che burlesquer e spogliarellista non siano proprio la stessa cosa, senza denigrare né l’una né l’altra figura ovviamente.

Ebbene, quando sono arrivata al famigerato aperitivo poliamoroso, l’ambiente era estremamente informale, easy, tranquillo. Mi sono sentita da subito accolta, ben voluta, ascoltata. Tra amici.
Ho lasciato quel tavolo dopo 3 ore, con estremo malincuore.

Cosa è successo in mezzo?

Niente.

Cioè, molto.

Niente di ciò che si può immaginare da neofiti di questo mondo: non ho limonato né fatto sesso con nessuno e nessuno ha fatto il viscido con me. Nessuno scenario da Eyes Wide Shut insomma. E non ci siamo neanche passati le canne o fatto le orge come i figli dei fiori.

Del resto, il consenso e il rispetto sono i cardini del poliamore: se qualcuno va oltre il seminato, viene allontanato, online e offline. Li chiamano “predatori“.

Eppure di sesso abbiamo parlato un sacco.
E ne abbiamo anche riso, un sacco.
In questi miei “Appunti Poliamorosi” (che spero diventino una serie) voglio raccontare un po’ cosa succede quando hai degli incontri ravvicinati del terzo tipo con degli alieni poliamorosi. Per tutelare i presenti, userò delle emoji.

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“Cos’è il poliamore? Mi spieghi l’ABC?”, ho chiesto a 🍌, non appena arrivata.

🍌 era stato il primo degli “alieni” sconosciuti ad accogliermi (ero arrivata lì tramite una persona, che però già conoscevo) e da lì a poco mi si sarebbe configurato come il Maestro Yoda del Poliamore. Infatti l’ho tempestato di domande per tutta la serata, policuriosissima come sono.

Ecco, costringendolo a un “Poliamore – Lesson Numer One“, 🍌 riesce a sintetizzare bene la sua idea di poliamore:

Poliamore: una relazione(amorosa, affettuosa, sessuale) con più persone che implichi il consenso e la trasparenza tra le parti coinvolte.

Tutto qui?

Tutto qui.

(se vuoi approfondire, leggi qui)

“Sì, ma la questione della gelosia… cioè, come si fa a gestirla?”, lancio subito uno dei miei grandi quesiti intorno al poliamore.

Non sei geloso se hai abolito il concetto di possesso.

Mi risponde 🍌, sibillino.

Rimango di stucco. Effettivamente non fa una piega.

“Allora io che per anni sono uscita con più persone contemporaneamente, e a nessuna di loro ho fatto mistero di non essere fedele, dichiarandogli apertamente che io ero libera così come lo erano loro di frequentare anche altre, pur trattandosi solo di sesso con gente conosciuta su Tinder… io quindi sono stata poliamorosa senza saperlo?”

🍌 sorride. “Beh, se vogliamo, sì.”

Mi spiega che non si diventa poliamorosi dall’oggi al domani, che è un percorso, in cui ci si deve destrutturare di tutti i costrutti sociali che abbiamo trangugiato per anni.

Il concetto più difficile da destrutturare, in una persona che viene da anni di monogamia, è senz’altro quello di esclusività: ossia pretendere che una persona stia solo con te, ti conceda l’“esclusiva” di se stessa, come le star concedono l’intervista del secolo solo al tabloid più patinato.

Pretendere che una persona ti dia l’esclusività è vicino a pretendere che ti appartenga. E’ possesso e il possesso porta alla gelosia.

Sì, so cosa stai pensando: è tutto bello in teoria, ma la pratica?
Beh, io effettivamente non so se potrei mai riuscirci e soprattutto se questa è la mia felicità. Ma sicuramente voglio continuare a indagare… poli-curiosando.

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C’è un altro policurioso al tavolo, 👓: è la sua prima volta, come me.

👓 a un certo punto chiede:

“L’amore è sacrificio?”

Lo chiede a me e io faccio “no-no” con la testa, lo faccio forte. Perché mi ricordo che una volta una persona mi ha detto che dovevo rassegnarmi a stare in una relazione con una persona che mi stava facendo molto male da anni, ricordo proprio che mi aveva detto: “guarda che l’amore è sacrificio”.

Ecco, credo che se si arriva ad accettare questo, si sta sacrificando la propria felicità sull’altare dell’ego altrui.

🍌 concorda con me, ma 👓 non è convinto, vuole delle soddisfazioni dal resto tavolo. Si guarda intorno.
Accanto a me intanto ha preso posto una coppia sui quarant’anni, da lì a poco scoprirò che sono delle persone a dir poco spassose.

“15 anni fa abbiamo aperto la coppia.”

Ci metto qualche secondo a capire cosa intendono: hanno ammesso nella loro coppia la possibilità di incontrare sessualmente altre persone.

👓 chiede alla donna della coppia:

“Secondo te l’amore è sacrificio?”

“Sì”, risponde lei convinta.

Lei ride, ride continuamente, ride con facilità e di cuore. E guarda suo marito ridendo con gli occhi.
Io guardo come loro due si guardano: hanno gli occhi ridenti e appassionati, come fossero una coppia di adolescenti. Stanno insieme da 30 anni, però.
In quel momento mi viene il sentore che forse sto avendo la fortuna di intravedere il segreto della felicità di coppia. E’ una epifania della quale cerco di fare tesoro, prima che svanisca.

“Vedi? Tu ragioni così perché hai 30 anni“, mi incalza 👓, tornando a bomba su di me. Poi indica la donna: “Lei che ne ha 40 invece concorda con me. Vedrai che anche tu a 40 anni penserai che l’amore è sacrificio”.

“Onestamente non credo, ma mai dire mai nella vita…”

“Fidati, è così.”

“Ma chi te lo dice a te, hai la sfera di cristallo?”

“E’ così, con l’età avrai altre priorità!”

“Ma non è detto che io avrò le stesse priorità di un’altra 40 enne! Altrimenti tutti i 30enni la penserebbero allo stesso modo e così i 40enni e i 50enni. Invece siamo tutti diversi, guarda un po’.”

👓 continua a scuotere la testa. Mi rendo conto che non ci troveremo mai in questo discorso.

“Credo che tu a 70 anni sarai una vecchia zitella.”

Onestamente non capisco se sia ironico o meno.

“Grazie per prospettarmi questo scenario roseo”, sbotto.

Poi mi viene da ridere.

Potrebbe davvero avere visto il mio futuro.
Con aggiunta di gatti, però.

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