In quali chat si rimorchiava prima di Tinder?- tempo di lettura: 9 minuti -

ATTENZIONE: articolo ad alto contenuto di nostalgia e spirito Nerd.

Un po’ di preistoria delle chat

In principio furono le chat di Msn. C’era una “stanza”, una chat, per ogni cosa, e non c’era neanche mica tanta moderazione. Il sottobosco dell’umanità proliferava sulla sezione chat di Microsoft, ci potevi incontrare davvero di tutto.

Una volta uno mi aveva chiesto quale fosse la dimensione delle mie “areole“, perché, mi aveva confessato (senza che io glielo avessi chiesto), a lui piacevano grandi (le areole): quel giorno, avrò avuto 14 anni, dovetti googlare (o forse no, c’era ancora Virgilio?) per scoprire cosa diavolo fossero queste areole.

Io che sono sempre stata una Nerd (e tutt’oggi quando lo dico ai miei tinder date mi guardano come se gli stessi dicendo, che ne so, che amo mettere la maionese sulla pasta o farmi defecare addosso: “sei una insospettabile“, mi dicono) ho frequentato lungamente anche la chat di Manga.it

…che tra l’altro, occazzo, esiste ancora. O_O
E, occazzo, ci sono ancora le mie fanfic lì dentro.  *_*
No, non te le linko neanche sotto torturaH è_é

All’epoca mi definivo una otaku girl.  Del resto sono cresciuta a pane, Nutella, Sailor Moon e Dragon Ball Z. Oggi, a trent’anni, continuo ad andare alle fiere del fumetto e al Lucca Comics. Non sono cambiata sotto questo punto di vista 🙂

sailor moon

Ecco, è un attimo catapultarmi a quel tempo, quando indossavo una maglietta con la faccia di Leonardo Di Caprio che mi muoveva l’ormone a mille, avevo un diario segreto (che mia madre è sempre riuscita a leggere), il poster delle Spice Girls sulla porta (la mia preferita è sempre stata Geri e avrei voluto la sua Barbie, ma nella mia città era disponibile solo quella di Emma, che sembrava un trans).

spice girl barbie

Siamo stati la generazione del 3310, delle emoticon :°-D anzi peggio, delle faccine kawaii fatte in codice ASCII, delle pugnette sugli hentai, di Alanis Morisette, Natalie Imbruglia e Avril Lavigne.

nokia 3310

Una volta, da quella chat di manga.it ero arrivata sulla chat privata di Yahoo Messenger (RIP anche questo) con un tipo che mi aveva proposto di fare del “sesso virtuale” (oggi lo chiameremmo sexting: abbiamo trovato inglesismi per tutto). Io, che non ne avevo manco idea, gli avevo chiesto cosa dovessi fare. Lui mia aveva detto che dovevamo descrivere le cose, come se le stessimo facendo. Quali cose, lo puoi immaginare. Solo che io ero ancora vergine, quindi non è che avessi questa grande fantasia/esperienza dalla quale attingere. Me l’ero cavata fingendo, compromesso non raro di sessioni sessuali, virtuali e non, come scopri poi nella vita.

sexting

Entrate e siate ciò che desiderate

La mia parabola nerd delle chat – che in verità non è mai finita e spero non finirà vista la mia addiction – ha attraversato anche una fase fantasy-medioevale, quando Game of Thrones era solo la trilogia di Giorgetto Erre Erre Martino e non la serie tv fenomeno mondiale. Venivo dalla lettura, appena sedicenne (infatti nun c’avevo capito na mazza) del Signore degli Anelli. Lì si colloca la mia parentesi di vita – perché di un pezzo di vita, vita vera, vissuta, seppur online – targata Extremelot.

extremelot

Ora, se la parola “Extremelot” ti dice qualcosa, ti prego, scrivimi. Scrivimi ‘ndò te pare, ma fallo, dimmi che c’eri anche tu, raccontami chi sei stato lì, in quel luogo virtuale che è esistito nelle nostre vite. Ho bisogno di sentirmi meno sola come vedova superstite su questa isola di nerd nostalgici.

Extremelot è stata il primo GdR play-by-chat in Italia, fondato nel 1998. Ho adorato gli anni a cavallo del 2000. Nel 1999 sarebbe uscito Matrix (e io avrei scoperto anni dopo uno dei principali film che aveva ispirato i fratelli, ops, le sorelle, Wachowski, ossia Ghost in the Shell) e nel capodanno ’99-’00 ci avrebbero fatto terrorismo psicologico col Millennium Bug.

Spiego come funzionava Lot for dummies: creavi un personaggio, con un avatar (con animazioni in gif orripilanti ma che allora ci sembravano opere d’arte, io mi ero messa pure a vendere avatar ad altri giocatori, un piccolo business che mi ha consentito di imparare Photoshop da autodidatta, skill che mi torna utile tutt’oggi nel mio lavoro come SMM – non è una parolaccia, sta per Social Media Manager), una scheda personaggio con una storia, dei tratti caratteriali, le sue citazioni preferite. Non è molto lontano dal creare un profilo su Tinder, adesso che ci penso… solo che su Tinder metti le tue foto, eppure anche lì finisci inevitabilmente per fare uno storytelling di te stesso, selezionando accuratamente come ti vuoi comunicare all’altro.

Come si giocava? Chattando. Ogni stanza o chat era un’ambientazione (da rispettare rigorosamente): una taverna, una piazza, un castello. Lì entravi, dicevi e facevi cose. O meglio: facevi dire e fare cose al tuo personaggio. E anche gli altri PG (= personaggi) dicevano e facevano cose. Il tutto scrivendole e descrivendole in chat, rispettando la turnazione come in ogni GdR (= Gioco di Ruolo) che si rispetti (ma senza dadi).

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SaManThA_JoNeS: {la mezzelfa incede con sicumera verso l’uscio della Locanda dei Merli. Puzza di cane bagnato la sciagurata, eppure il suo avanzare è così sinuoso da non passare inosservato, chè ogni manigoldo lo sa che tira più un pelo di femmina che… (ecco no, qui sarebbe intervenuto il Moderatore della chat perché non era coerente inserire modi di dire moderni nelle descrizioni o delle volgarità) La mezzelfa giunge all’uscio. Con un fendente secco lo spalanca} Che la cagna vi mangi! {risuona la sua voce aspra, catarrosa per il troppo tabacco ingurgitato (qui ti dovevi documentare: nel Medioevo il tabacco era già stato scoperto? La coerenza era fondamentale. Come in ogni storia. Anche nel fèntasy, signori miei) così appella gli avventori, essendo lei dimentica di qualsiasi Dio in questo mondo, chè è già dimentico di lei, in verità. Tintinnano i gingilli che ha addosso: una cavigliera, bracciali argentei, mani inanellate che luccicano e una mantella striminzita blu notte sulle spalle esili. Null’altro pare possedere questa disgraziata, se non una zazzera selvaggia, ispida, di ricci vermigli come il sangue, sulla sua testa indomita} Messere, sareste così gentile da cedermi parte del vostro posto al tavolo? La via dal Porto dei Miracoli è lunga fin qui, sapete… {e mentre così favella si propende su @quicitaviilnicknamediqualcunopermenzionarlo, così l’utente riceveva una notifica in chat. Mentre si sporge verso l’avventore, dalla mantella della donna fa capolino un pendente a forma di testa mozzata di uccello: nulla di rassicurante. Sarà una fattucchiera? Fortuna che appresso facciano capolino anche le grazie della donna: la Buona Dea Themis era stata generosa a donarle delle forme siffatte, volgarmente chiamate mammelle…}

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Ok, mi impongo di fermarmi. Era solo per darti un assaggio di ciò che riusciva a farmi fare, dire, scrivere, Extremelot. Si è trattato di un pezzo, effettivo, della mia vita.

Parlo al passato perché l’anno scorso la Community aveva chiuso, dopo un ventennio di onorata carriera. Gli iscritti e i giocatori erano calati. E pensare che nei tempi d’oro il sito arrivava a crashare per i troppi utenti connessi (tragedia). Facendo una nuova ricerca vedo che hanno ripreso in mano il progetto e il sito è nuovamente funzionante. Ma noi della prima Repubblica di Extremelot sappiamo in cuor nostro che un’era si è chiusa. O meglio, devo convincermene (non avrei dovuto scoprire che aveva riaperto, Porca Fatina!).

Il bello di Extremelot era proprio ciò che il suo claim dichiarava: “Entrate e siate ciò che desiderate“. Questo era lo spirito con cui cominciavi la tua avventura. Ogni lottiano lo sa. E sa anche che deve rigorosamente dare del “Voi” ai viandanti, agli amici, ai confratelli, ai consorti, ai gendarmi, agli avventori delle locande, a tutti (pure ai bambini!). Solo agli animali è concesso dare del “tu”. Che non è ammesso turpiloquio, men che meno diretto al Governatore del Gran Ducato di Lot. Che mi dispiace ma non puoi scegliere di essere un Licantropo perché hanno chiuso l’iscrizione a queste razze per overbooking. No, pure Vampiri è a numero chiuso, eh lo so, manco fosse la Facoltà di Medicina.

Però ci sono gli orchi, gli hobbit, gli elfi, i nani, le fate (e i fatini maschi!), i mezzelfi. Ah, e anche gli umani, naturalmente.

Ma perché essere semplicemente un umano, quando puoi essere ciò che desideri?

hobbit

E ogni lottiano sapeva anche che le sconcerie, le chat a sfondo sessuale, si potevano giocare in PVT ossia nelle “stanze” (chat) accessibili solo tramite una password che potevi personalizzare e dare a chi volevi invitare con te nella sessione di chat.

Eh, pure nel Medioevo scopavano, chetticredi!? Dibbrutto.

the tudors

Ok, scarseggiavano i metodi contraccettivi (mi sarebbe toccato documentarmi su preservativi fatti di chenesò, intestino d’agnello) infatti il coitus interruptus era di grande tendenza nelle chat sessuali. Ci si sbizzarriva un sacco, con quel mischione di razze poi… ti lascio immaginare, altro che 50 Sfumature. Una volta un tizio mi ha pagata (o meglio ha pagato il mio PG) solo per farsi legare al letto e solleticare i piedi con delle piume d’oca. Non mancavano inoltre quelli che si creavano un PG femmina, ma erano maschi, e viceversa. Così, per vedere l’effetto che fa vestire i panni di un altro sesso.

Il next step era passare dal livello PG al livello player. Dietro a ogni personaggio c’è un burattinaio. I player possono comunicare tramite missiva privata (in verità no, ma per fortuna raramente i moderatori controllavano la posta privata) per scambiarsi ad esempio i contatti e passare su altre piattaforme. Come oggi si fa su Tinder chiedendo Whatsapp, con la scusa che “la chat funziona male” o “sai, qui ci entro poco“.

Migrando su lidi logisticamente più agevoli (Yahoo/Msn Messenger o squilli ed SMS, cose che oggi ci sembrano segnali di fumo) si passava a un livello di conoscenza più personale, che a volte poteva tradursi in incontri dal vivo. Non poche coppie sono nate online su Extremelot. Qualcuno era una coppia ma giocava separatamente, facendosi delle scappatelle solo virtuali con fatine o vampiri asessuati (chissà che giocate BDSM, altro che Twilight). Io su Extremelot ci ho trovato pure qualche amico/a che sento e vedo tutt’oggi.

 
Un tizio di Extremelot io poi l’avevo pure incontrato, in età più adulta. Facevamo delle giocate sessuali in PVT da paura e io mi ero messa questo tarlo in testa: voler scoprire se quanto descriveva così abilmente non venisse solamente da un suo talento come scrittore autodidatta di letteratura erotica (molto spinta) ma avesse fondamenti anche nel reale.

Resoconto dell’incontro: era un neo-fascista (e mi sarei dovuta fermare già lì) e aveva masticato una chewingum durante tutto il rapporto. Tutt’oggi mi chiedo perché non l’avesse sputata: forse masticare una chewingum può aiutare a ritardare l’eiaculazione? Maschi, illuminatemi.

chewing gum nazi

Tutto ciò succedeva ancora prima di Second Life. Ci avevo provato a porcheggiare su Second Life, ma lì il castello di carta crollava sotto il peso dei personaggi poligonali (come le tette a punta di Lara Croft in Tomb Raider 1) e di movimenti asincroni degli avatar che neanche Maria De Filippi quando provava a ballare con Kledi.

lara croft

La magia di Extremelot era che tutto accadeva tramite la parola. Non c’erano immagini, foto reali oppure realtà virtuale in computer grafica, a supporto della fantasia. Eravamo storyteller, creatori di storie, narratori lucidi sognanti. E questo sogno narrato lo costruivamo insieme, a più mani. Era un sogno collettivo recitato virtualmente: era teatro e insieme romanzo. D’armi, d’avventure, d’amore.

Atthemis.(questa è per soli intenditori)

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