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Quello che so del BDSM (è poco)- tempo di lettura: 7 minuti -

“Ok, vediamo… sono facilmente impressionabile però.”

“E’ solo un sedere con un po’ di frustate.”

Per un periodo frequentavo questo ragazzo che occasionalmente faceva foto ad eventi privati BDSM.

Osservo la foto nel Macbook che lui mi mostra.

E’ effettivamente un sedere. Frustato. A sangue, sì, se ve lo state chiedendo. Non è roba per deboli di stomaco.

Sempre a quel ragazzo una volta avevo chiesto quale fosse la sua più grande fantasia non realizzata.

“Avere una schiava sessuale“, aveva detto.

Io non avevo afferrato.

“Una che torno a casa ed è lì ad attendere solo un mio cenno. Se mi va, scopiamo. Se non mi va, non si scopa. Lei è a mia totale disposizione.”

La ribelle anti-maschilista che è in me non era riuscita ad accettarlo. Lui però con me non era affatto maschilista o dominatore (mai nel modo in cui non potesse piacermi comunque). Quindi mi ero detta: “come può lui, proprio lui, celare una fantasia così… estrema? Così cattiva, verso una donna?”.

Ero totalmente fuori strada nel provare a categorizzare le fantasie sessuali secondo metri di bontà o cattiveria. Ma non lo sapevo ancora.

Ero totalmente fuori strada nel provare a categorizzare le fantasie sessuali secondo metri di bontà o cattiveria.

Cos’è il BDSM?

Lo so, l’immagine con cui ho aperto questo articolo non è il massimo (e pensa a me che l’ho vista realmente quella foto!). E io appunto sono una persona facilmente impressionabile. Le scene forti dai vari episodi di “Saw – L’enigmista“, che un mio ex mi costrinse a vedere – mi perseguitarono per anni. Lo splatter non lo reggo. Neanche il thriller o l’horror. Mi piace dormire sonni tranquilli, con la luce spenta. Mi impressiono pure se qualcuno mi fa vedere un lieve taglietto procuratosi affettando qualche ortaggio.

Questo è uno dei motivi per cui non potrei mai cedere a pratiche BDSM che prevedano di ferire il corpo.

Ma il BDSM non è solo questo.

In verità, io non ne so molto.

Ma mi incuriosisce, tanto. Rientra nell’interesse sociologico che mi è nato da quando – anche grazie alle diverse persone conosciute sulle dating app – ho cominciato a pensare il sesso e i rapporti (affettivi, psicologici, fisici) con altri esseri umani il più possibile fuori dagli stereotipi. Ovvio che sono ancora lontana da aver abbattuto tutti i miei muri… e probabilmente qualche muro mi farà piacere anche tenerlo in piedi. Però, oggi che mi sono letteralmente spogliata di un po’ di pregiudizi, mi sento una donna migliore, un essere umano migliore.

Dunque, che ne so io del BDSM?

Ah sì, l’acronimo sta per: Bondage – Dominazione – Sadismo – Masochismo

Non ho (ancora) letto nulla di specifico al riguardo (un buon inizio potrebbe essere il manuale di Ayzad mi dicono). Non ho sperimentato nulla di particolarmente efferato. Posso basarmi su ciò che mi hanno raccontato quelli che ho incontrato sulla mia strada.

Per questo chiedo venia in anticipo a chi, di esperto e navigato del mondo BDSM, dovesse capitare su questo articolo: considerami come una che sta ancora imparando la tabellina del 2, abbi pietà 🙂

I racconti di chi ho incontrato, dicevo.

Tipo, che c’era una ragazza che – purtroppo – era stata abusata dal padre. E nei rapporti con questo ragazzo che poi ho frequentato, gli chiedeva di essere colpita con una cintura di cuoio e di essere appellata con nomignoli come “bambina cattiva” mentre lei chiamava questo ragazzo “papà“, rievocando il setting del suo trauma. Per il proprio piacere però, stavolta.

Lo so, non è facile da accettare. Da comprendere. Neanche da figurarselo nella mente, nella fantasia. Ti fa rabbrividire, forse ti nausea questo aneddoto…

…ma.

Ma, senza toccare casi che scaturiscono da un trascorso terribile come un abuso, non possiamo metterci il paraocchi: esistono persone a cui provocano piacere cose che a te (e a me) potrebbero far storcere il naso.

Ecco due prime cose che ho capito intorno al BDSM:

  1. Che le persone che lo praticano non sono così poche, non è un fenomeno minoritario, anzi (certo, ci saranno anche lì “50 sfumature di BDSM”, a vari livelli) e quindi non può essere ignorato, ghettizzato, rifiutato nella sua esistenza fattuale;
  2. Che chi pratica BDSM non è automaticamente una persona “disturbata” o “pericolosa” (in realtà questa cosa dovrebbe essere stata superata da un po’).

Cosa è normale?

La “normalità” per me non è un parametro applicabile alle preferenze sessuali. E’ uno dei primi pregiudizi che mi sono auto-demolita. A ragionare col parametro della “normalità” c’è chi finisce per giudicare “anormale” un omosessuale, non dimentichiamolo.

Cosa è o non è normale?

A una ragazza piace farsi frustare il sedere (a sangue, non quelle due pacche date con neanche tanta convinzione ormai diventate mainstream nei rapporti sessuali). Lo richiede consapevolmente al suo Master o alla sua Mistress. Lo hanno concordato. Ed eseguiranno questo gioco secondo le regole.

Perché non sarebbe “normale”?

Solo perché a te o a me forse non piacerebbe? (o forse sì)

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Altra cosa che ho imparato è che ci sono due “safeword” nel BDSM: una sta per “rallenta“, l’altra per “fermati“. Nel caso in cui si sia impossibilitati a parlare si pattuiscono dei gesti equivalenti e chiari. Se uno/a slave esegue una safeword del tipo “fermati”, il Master/Mistress è tenuto a fermarsi immediatamente e liberare lo/la slave da qualsiasi attrezzo, indumento, “harness” nel minor tempo possibile.

Questo aspetto di fiducia fondamentale e speciale che deve intercorrere in un gioco BDSM è un valore che secondo me dovremmo portarci a casa anche per i nostri rapporti “vanilla” (che è come il mondo BDSM chiama i rapporti “tradizionali”).

SSC: Sano, Sicuro, Consensuale

L’altro valore è il Consenso.

La sfera sessuale si presta bene agli acronimi, forse proprio perché è così complessa che servono gruppi di parole radunate sotto una parola-cappello per riuscire ad esprimere le sue tante sfumature.

Un altro acronimo del BDSM è SSC, che è la prima regola fondamentale: Sano, Sicuro, Consensuale.

Sano, perché bisogna conoscere a fondo le implicazioni fisiche e psicologiche del gioco, i possibili danni correlati e i limiti del corpo del sottomesso.

Sicuro, ossia essere nelle condizioni psico-fisiche utili ad avere il controllo della situazione e dei suoi rischi per la sicurezza degli attori in gioco. Non dovrebbero esserci alcool o droghe proprio per restare lucidi.

Consensuale: è inteso come “va bene qualsiasi cosa, purché si sia tutti d’accordo”. La consensualità deve inoltre tenere conto della legge (no minorenni).

Forse l’errore madornale che fa chi non è dentro a un mondo, è guardarlo solo dal lato che lo spaventa. E così il BDSM diventa nella mente solo sangue e sofferenza. E arriva puntale la battuta: “ma chi glielo fa fare a questi!?”.

Il fatto è che, questi qui, lo fanno per il piacere 🙂 E si divertono pure assai (beati loro).

L’errore madornale che fa chi non è dentro a un mondo, è guardarlo solo da lato che lo spaventa.

Credo che avere una visione quanto più informata e consapevole sulla sessualità sia l’unica via che abbiamo per avere rapporti sessuali soddisfacenti, da poter vivere appieno. Ma non solo noi: è fondamentale anche per l’educazione delle nuove generazioni, per la felicità dei loro rapporti sessuali.

Che educazione sessuale abbiamo avuto noi fino ad oggi?

Quando non si abbia avuta la fortuna – come me – di non avere dei genitori bigotti (pur essendo del Sud, ho una famiglia un po’ “hippie”) per cui il sesso non è mai stato un tabù, sopperisce all’educazione sessuale la vita, la strada, i porno.

Se affidiamo la formazione sul sesso ai porno… siamo proprio nella mer*a. L’ho detto anche qui.

Quindi io ci penserei un po’ prima di barricarmi dietro pregiudizi su pratiche sessuali un po’ lontane dal mio orizzonte. Io non ho ad oggi alcun desiderio di avere dei figli, ma se dovesse sorgermi in futuro, ecco farei di tutto per offrire a un figlio tutti gli strumenti che le vecchie generazioni non hanno avuto, per fare delle scelte sane, sicure, consensuali… e gioiose! Gioiose, anche se si tratta di farsi scudisciare il sedere 🙂

Metti che ti nasce una figlia Mistress o un figlio Master.

O slave.

Sarà importante che non si senta anormale o discriminato, in primis da te, che dovresti amarlo.

PS. Tutte le foto di questo articolo ritraggono Bettie Page, che fu appellata “Queen of Bondage“: in realtà, da sue interviste apprendo che lei non ne sapesse molto più di me di BDSM, ma affermava:

I think you can do your own thing as long as you’re not hurting anybody else — that’s been my philosophy ever since I was a little girl.

 

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PPS. Una mia follower mi ha fatto scoprire di recente l’esistenza di FetLife, un social network tutto dedicato al mondo BDSM, Fetish e Kinky. Mi sono iscritta.

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