SessFem: il laboratorio sulla sessualità femminile che ti cambia la vita

Ho conosciuto SessFem per caso, navigando sulla bacheca Facebook di Libreria Antigone. Vidi il post di lancio e poco dopo mandai la mia candidatura, incuriosita dai contenuti di questo laboratorio.

SessFem è un laboratorio autogestito, gratuito, aperto a tutt*, un’esperienza di esplorazione, apprendimento collettivo, un luogo per riappropriarsi e ridefinire il proprio corpo, piacere, linguaggio ed educazione.

Dal sito di SessFem Italia

SessFem è un progetto che ha preso ispirazione da FemSex, corso autogestito iniziato alla University of California, Berkeley, nella primavera del 1994

Il programma del laboratorio è molto ricco e non tratta solo la sessualità femminile, ma tocca anche i temi su cui il femminismo intersezionale si batte, ad esempio la disuguaglianza di genere, rappresentazioni delle donne nei mass media, pornografia, sex work, violenza di genere (per i dettagli visitare il “Programma Didattico“).

Il primo SessFem in Italia si è tenuto a Bologna e da lì ne sono seguiti molti altri, quella del 2019 a Milano è stata la seconda edizione, alla quale ho avuto la fortuna di partecipare venendo selezionata nel gruppo di 18 donne che si è incontrato da febbraio a luglio ogni martedì alla Libreria Antigone.

Ricordo che alla serata di presentazione del laboratorio, una ragazza che aveva già partecipato è intervenuta dicendo:
Fatelo, vi cambia la vita“.
Io non sapevo ancora se sarei stata selezionata, l’ho guardata un po’ interrogativa ma al contempo molto colpita. Come sarà questo laboratorio che addirittura ti cambia la vita?

Poi, l’ho capito. E l’ho capito ancora di più adesso che è finito.

Nel nostro ultimo incontro, ci siamo raccontate cosa è stato per ognuna di noi SessFem. Ho deciso di dare il mio contributo per portare in giro SessFem anche dopo la sua fine raccontando ciò che è stato e raccogliendo le testimonianze di alcune delle mie compagne di laboratorio.

Per provare a restituirvi almeno l’idea di cosa sono riuscite a creare “18 donne in una stanza”.

Grazie a tutte le mie compagne e alle facilitatrici di SessFem Milano 2019, Francesca e Roberta, per averlo reso possibile.

Sono nati da poco la Pagina Facebook e il profilo Instagram ufficiali di SessFem Milano @sessfem.milano: venite ad abbracciarci virtualmente!

Testimonianze di alcune partecipanti di SessFem Milano 2019

Alessandra
SessFem è stato come un paio di occhiali inedito per osservare e comprendere le persone, le relazioni e le esperienze quotidiane: aperto, non giudicante, “safe”.
Ho capito che nelle relazioni, nell’identità e nella sessualità “vale tutto, purché faccia stare bene noi e gli altri”. 
Il bagaglio relazionale che ne deriva è immenso: amiche, sorelle, un network vivo, con cui intessere un dialogo mai banale e sempre arricchente.
SessFem è un’esperienza che ti entra dentro e in qualche modo ti cambia. E questo ormai fa parte di me, della mia quotidianità, relazionale e non. Spero di trasmetterlo anche a chi mi circonda.

Ti insegna ad ascoltare. Ti fa sentire inadeguato ogni volta che ti viene da interrompere qualcuno pensando che la tua idea sia migliore.

Giorgia

Giorgia
SessFem è cultura, quindi libertà. Perché non vedi l’ora di comprare i libri consigliati al laboratorio.
SessFem è aiuto e supporto. Perché è crea incontri che possono aiutare a risolvere problemi ginecologici fino ad allora ignorati.
SessFem è amico. Perché ti fa aprire gli occhi su certe relazioni e togliere la polvere da quelle che hai trascurato.
SessFem è gioco. Perché può farti scoprire il lato divertente della sessualità. Ti fa comprare un sex toy e ti fa capire che sì, puoi comprarlo anche se hai quasi trent’anni e che sì, puoi guardarti un porno o masturbarti senza poi sentirti sporca e in colpa. SessFem ti fa scoprire il porno femminista e lo fa piacere anche al tuo partner.
SessFem è genitore. Perché ti insegna (nuovamente o da zero) le basi del dialogo. Ti fa sentire inadeguato ogni volta che ti viene da interrompere qualcuno pensando che la tua idea sia migliore.
Porterò SessFem nella vita parlandone, per portarlo fuori ossia anche gli altri paesi del mondo in cui le donne non possono parlare di questi temi e gli uomini non vogliono ascoltare.

SessFem mi ha cambiato la vita. Mi ha fatto vedere che è possibile abbattere i muri. Ad abbattere i muri sono state circa venti donne in una libreria. Siamo state venti donne in una stanza.

Sara

Sara
SessFem è stato prima di tutto un viaggio dentro di me, fra emozioni del presente e del passato. Non è stato semplice e non è stato immediato. Ho fatto a pugni con il mio ego per lasciarmi andare e quando è successo è avvenuta la magia.
Raccontarsi in gruppo significa dare più sfaccettature a quello che stai dicendo. Le tue parole brillano dentro più occhi. La voce vibra forte e rimbomba in un cerchio. Dentro il cerchio sai che nessuno ti giudica. Grazie alla dolcezza e forza delle due facilitatrici, SessFem mi ha fatto sentire più forte, perché non ero più sola.
SessFem è una di quelle cose che dovrebbero fare tutti, per provare l’energia del cerchio, la non-violenza, il sapersi accettare. Ti arricchisce con un modo di comunicare che il mondo non insegna, altrimenti sarebbe un mondo diverso.
SessFem dovrebbero farlo tutte le bambine e i bambini. Dovrebbe entrare nelle scuole per iniziare a distruggere mattone dopo mattone queste mura che hanno fatto male a così tant*.
SessFem mi ha cambiato la vita. Mi ha fatto vedere che è possibile abbattere i muri. Ad abbattere i muri sono state circa venti donne in una libreria. Siamo state venti donne in una stanza.

Vittoria
SessFem è un ambiente unico. La cosa che ho più amato è stata la graduale creazione di un’atmosfera e un legame densi a tal punto che l’ascolto e l’apertura da parte di tutte erano ogni volta molto emozionanti. Credo che servano più spazi di ascolto, comprensione e arricchimento collettivo come questi.
Se potessi rifarei SessFem tra qualche anno per vedere come sono cambiata. Credo che rileggerò la dispensa e gli appunti tra qualche mese.
Me lo ricorderò per sempre e le mie riflessioni saranno sempre utili nel percorso lavorativo che sto facendo di documentazione cinematografica di queste tematiche.

Debora
Una vasta gamma di emozioni legate ai cari ricordi di momenti di condivisione e approfondimento. Ho conosciuto termini di cui ignoravo l’esistenza e riflettuto su quanti luoghi comuni ogni giorno condizionano le nostre opinioni, decisioni, azioni.
I momenti più alti li ritrovo negli incontri che riguardavano l’immagine corporea, le scelte riproduttive, le relazioni di coppia e il modo di comunicare.
Vorrei portare SessFem nel mondo trasmettendo l’importanza del safe space per migliorare la comunicazione e la comprensione reciproca, con una determinazione ancora maggiore nel combattere con ogni mezzo lecito la violenza di genere, le discriminazioni di genere e il sessismo in senso più ampio.

Mi ha fatto davvero capire che cosa voglia dire empowerment, che non è solo rafforzamento. Ma è anche autoaffermazione, coraggio, libertà, presa di coscienza, resilienza, emancipazione.

Irene

Irene
Sono sempre stata un po’ timida e molto imbranata nelle relazioni e così ho deciso che SessFem sarebbe stata la mia sfida a tutta la timidezza e all’insicurezza che mi avevano accompagnata fino a quel momento.
SessFem mi ha travolta in maniera incredibile. I temi mi hanno illuminata, messa molto a disagio, emozionata, sfidata, commossa, incuriosita, stupita. Ho parlato delle mie esperienze, ho fatto progetti e ho addirittura scritto il mio primo racconto erotico.
Sapevamo tutte che il safe space che avevamo creato ci dava la possibilità di essere noi stesse, senza giudizi, senza barriere, senza paure. Un vero rapporto di sorellanza.
SessFem è stato un bellissimo modo per crescere, informarmi e prendere consapevolezza di chi sono, cosa voglio e cosa devo cercare nelle relazioni e nella vita. Mi ha fatto trovare delle amiche, delle sorelle. Mi ha fatto capire che cosa voglia dire empowerment, che non è solo rafforzamento. Ma è anche autoaffermazione, coraggio, libertà, presa di coscienza, resilienza, emancipazione.

Il nostro “Menarca Party”, una serata interamente dedicata al ciclo mestruale.

18 donne. Chi l’avrebbe mai detto che 18 donne avrebbero potuto fare tutto questo?

Clara

Clara
SessFem mi ha permesso di far pace col mio corpo. Le mie tette ora mi fanno meno paura, la mia schiena sta imparando a stare più dritta, il girasole tatuato sul mio petto cerca di più la luce.
SessFem mi ha insegnato ad aver cura, a guardarmi, accettarmi, riconoscermi. Guardando le mie compagne ho iniziato a guardare in modo diverso me stessa, con più amore.
Questa poesia che ho dedicato nell’ultimo incontro parla di che cosa significa per me volersi bene, dell’accettare il fatto che abbiamo bisogno di vivere attraverso un corpo (che non ci è dato poter scegliere alla nascita) per esserci. Abbiamo tutti corpi diversi, ma di cuore sappiamo che ce n’è solo uno.
18 donne.
Chi l’avrebbe mai detto che 18 donne avrebbero potuto fare tutto questo?
Ogni rigo di questa poesia è per me una delle mie compagne. Ma la poesia, per essere tale, ha bisogno che tutti i versi cantino insieme.
18 voci, un solo coro.

Sii dolce con me. Sii gentile.
È breve il tempo che resta. Poi
saremo scie luminosissime.
E quanta nostalgia avremo
dell’umano. Come ora ne
abbiamo dell’infinità.
Ma non avremo le mani. Non potremo
fare carezze con le mani.
E nemmeno guance da sfiorare
leggere. Una nostalgia d’imperfetto
ci gonfierà i fotoni lucenti.
Sii dolce con me. Maneggiami con cura.
Abbi la cautela dei cristalli
con me, e anche con te.
Quello che siamo
è prezioso più dell’opera blindata nei sotterranei e affettivo e fragile.
La vita ha bisogno di un corpo per essere e tu sii dolce
con ogni corpo. Tocca leggermente
leggermente poggia il tuo piede
e abbi cura
di ogni meccanismo di volo
di ogni guizzo e volteggio
e maturazione e radice
e scorrere d’acqua e scatto
e becchettio e schiudersi o
svanire di foglie,
fino al fenomeno
della fioritura.
Fino al pezzo di carne sulla tavola
che è corpo mangiabile
per il mio ardore d’essere qui.
Ringraziamo. Ogni tanto.
Sia placido questo nostro esserci –
questo essere corpi scelti –
per l’incastro dei compagni
d’amore, nei libri.

Mariangela Gualtieri

SessFem dal punto di vista delle facilitatrici

Il desiderio fortissimo di dare ad altre donne quella possibilità di scoprirsi e scoprire.

Francesca

Francesca, facilitatrice
Quando ho partecipato per la prima volta a SessFem, a Bologna, per me è stato una esperienza di rinascita, l’ho approcciato ignara di tutto ciò che sarebbe stato e ne sono uscita “partorita” una seconda volta, con la testa piena di nuove idee e consapevolezze su me stessa e le mie compagne e su cosa significa essere una donna femminista.
SessFem è stata la scoperta del femminismo e il faro che mi ha permesso di orientarmi anche nel mio percorso successivo professionale.
A livello umano, SessFem è stato uno scrigno di emozioni e perle di vita da parte delle compagne.
Come facilitatrice poi a Milano, SessFem è stata la responsabilità di restituire alle altre donne quello che io avevo ricevuto da partecipante la prima volta. Il desiderio fortissimo di dare ad altre quella possibilità di scoprirsi e scoprire. Il ruolo della facilitatrice è cercare di essere una guida nel percorso e per me è stato un onore poterlo fare.
Non farò altro che parlarne con chiunque e ho già invitato diverse persone a partecipare anche a SessFem nelle altre città.
Porterò SessFem nella mia vita cercando di rompere i tabù e sensibilizzare, parlando di sesso, piacere, consenso, sempre e con tutti, senza aver paura di scandalizzare o risultare radicale.

Parlare vis-à-vis davanti a tanti occhi “come i miei”, di donne in lotta con un mondo intero, delle minacce e delle sfide comuni: quanto spesso può capitare nella vita quotidiana?

Roberta

Roberta, facilitatrice
A livello umano, SessFem è uno strumento abbastanza unico per mettere a nudo pensieri e convinzioni su temi molto personali, delicati e controversi. Parlare vis-à-vis davanti a tanti occhi “come i miei”, di donne in lotta con un mondo intero, delle minacce e delle sfide comuni: quanto spesso può capitare nella vita quotidiana? A me, di rado.
Come femminista, SessFem è stato un modo per capire meglio il significato di questo termine, arricchirlo a partire da esperienze diverse dalla mia, e comprendere che può/deve evolversi.
Come facilitatrice, è stato un onore prendermi la responsabilità di gestire scambi comunicativi così intensi.
Per me, che ho frequentato due laboratori SessFem, introdurre le “nuove” idee nella vita quotidiana resta una sfida, perché inizialmente si ha molta energia, ma poi le dinamiche usuali possono prendere il sopravvento. In questo senso, rifare il laboratorio è utile come reminder. È interessantissimo testare le reazioni esterne a quello che si elabora dentro alle riunioni, in primis il linguaggio: quante persone ancora si scandalizzano se diciamo “sindaca“? Se usiamo gli asterischi? Se non parliamo di una persona trans usando epiteti antipatici? Transitare l’innovazione nella realtà è una necessità che SessFem facilita moltissimo, evidenziando l’abnorme lavoro che ancora c’è da fare. Ma soprattutto… la sorellanza. Il valore supremo che spesso le donne dimenticano di utilizzare ogni giorno come strumento di lotta.
La sorellanza è il regalo più prezioso che SessFem mi ha donato.

Il simbolo di SessFem

SessFem ha anche una illustrazione che è diventata il suo simbolo.

L’autrice è una ex partecipante, Asia, che ringraziamo raccogliendo anche la sua testimonianza sulla storia di questa illustrazione e sulla sua esperienza in SessFem:

Asia
L’illustrazione ha preso forma spontaneamente: come tutto il resto durante il percorso SessFem, d’altronde. Inizialmente il disegno era destinato a esser solo la seconda copertina di un libricino che stavo autoproducendo, contenente dei racconti erotici prodotti durante il laboratorio.
L’edizione SessFem a cui ho partecipato è stata la prima del girone milanese (realtà sociale, tra l’altro, che ha profondamente bisogno di questa esperienza…) e con l’idea di fargli prendere piede in città mi è stato chiesto se avessi voglia di creare un’immagine che potesse diventare la nuova copertina delle future dispense, nonché logo dell’esperienza.
Mi è risalito alla mente che in spagnolo i generi dei genitali sono invertiti rispetto all’italiano e, nel modo di dire più slang, la loro ”fica” viene considerata come il nostro ”cazzo”; in particolare un’espressione che trovo particolarmente funzionale: “comeme el higo” (“mangiami la fica”) ha stuzzicato la mia fantasia. Con la versione del frutto-vulva ho unito l’espressione spagnola a un atto di auto-cura erotico celebrativo.
Ho trovato che “El Higo” risuonasse particolarmente bene in questa dimensione di cura condivisa dalle donne e quindi ho deciso di tenerlo e creare così un ponte tra il nostro primo gruppo e il nuovo che si sarebbe aperto. E’ stato un mio personale augurio di rapida contaminazione, spero contagi quant* più possibile!
L’illustrazione è stata accolta alla grande, tanto che il ciclo Sessfem che si è da poco concluso ha pensato addirittura di ricavarne fuori maglie e spille. Io quest’anno il Pride l’ho passato a Parigi ed è stato un colpo al cuore ricevere diverse foto delle mie (s)conosciute compagne milanesi – ovvero ex e nuove membre SessFem – sfilare con addosso l’estasi del fico.
Per me Sessfem è un atto d’amore incondizionato per il mondo! Tramite un canale differente per ognun*, regala nuova consapevolezza. Ha il potere di accendere qualcosa che difficilmente poi si spegne. Io, da buona misantropa di vita, ho dovuto ricredermi esperendo la forza del confronto su questi temi fondamentali. Grazie a questo viaggio mi porto nel bagaglio nuove relazioni, decostruzione sociale, sensibilizzazione, consenso, chiacchiere, gratitudine e molto altro. Come si dice? Dovrebbero farlo nelle scuole…

Cosa è stato SessFem per me, Marvi?

Uscire da me, per incontrare l’Altra.
Imparare ad ascoltare, ma soprattutto imparare che non tutti abbiamo gli stessi tempi.
Imparare un nuovo ritmo.
Una delle prime cose che mi ha spiazzata è stata la gestione dei cerchi di discussione: le facilitatrici lanciavano gli spunti, poi dicevano che chi se la sentiva era libera di intervenire, quando voleva.
Seguiva il silenzio.
Inizialmente per me quel silenzio era assordante: non siamo più abituati al silenzio, viviamo in una sovrabbondanza di parole e rumore.
Man mano però, per me quel silenzio si riempiva di cose: potevo sentire il turbinio dei pensieri delle altre intrecciarsi ai miei. Quel silenzio era attesa che si maturassero in noi delle emozioni, e che si traducessero in parole.
Non eravamo sempre d’accordo, e questo è stato l’altro grande insegnamento di SessFem: imparare proprio da quelle persone che con le loro opinioni ti fanno dire “cavolo, non ci avevo mai pensato!” oppure “io non la vedo così, ma posso comprenderla“.
La ricchezza della diversità.

C’è una frase ricorrente nelle testimonianze delle mie compagne che voglio fare mia, perché il solo pensarla mi commuove:

Siamo state “solamente” 18 donne in una stanza.
Ma cavolo, cosa abbiamo creato!

Il 10 settembre SessFem riparte a Milano con la sua terza edizione, l’evento è stato inserito nel programma del Tempo delle Donne, festival organizzato da Corriere della Sera e 27esimaora. Se sei a Milano, ti aspettiamo alla Libreria Antigone! Tutte le info sull’evento Facebook qui.

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