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“Dicktatorship”: il film sul maschilismo in Italia che ci serviva

Dicktatorship
La mia recensione del film "Dicktatorship" sul maschilismo in Italia oggi e la mia intervista ai due registi Luca Ragazzi e Gustav Hofer.
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C’è ancora del maschilismo in Italia oggi? Fino a qualche anno fa non mi accorgevo del sessismo intorno a me e di quello che subivo. Ho cominciato a rendermene conto maturando, leggendo e ascoltando storie di altre persone. Come mi è successo con Dicktatorship – Fallo e basta!, l’ultimo film documentario di Luca Ragazzi e Gustav Hofer, che è proprio un’immersione in quel maschilismo e sessismo che in Italia oggi ancora, purtroppo, r-esiste.

Con Dicktatorship abbiamo voluto raccontare come una società fallocentrica e patriarcale non possa produrre che atteggiamenti maschilisti e sessisti. E come questi siano trasversali e indipendenti dal ceto sociale, dalla provenienza geografica, dall’orientamento politico.

– Dalla nota dei registi al film.

Fin dal titolo infatti i registi mettono in evidenza proprio quella società fallocentrica da cui nasce il maschilismo: quella “K” in più in Dicktatorship infatti non è per nulla casuale, dato che gioca con la parola “dick” – espressione volgare inglese per indicare il pene- così come non è casuale neppure l’allusione al pene del sottotitolo (“fallo”).

Il film usa l’espediente di una proposta di matrimonio in una coppia omosessuale (quale i registi sono realmente da 20 anni) interrotta però da quella che appare come una presa di coscienza: un mattino, mentre i due sorseggiano un caffè, Gustav si rende conto che il suo compagno, Luca, ha delle uscite abbastanza maschiliste. Perché sì, anche una persona gay può essere maschilista. Comincia così il loro viaggio in giro per l’Italia per testare il grado di maschilismo di Luca, attraverso incontri con diversi esperti, e facendo ciò di fatto finiscono per misurare anche il maschilismo dell’italiano medio.

Nel loro documentario, i registi intervistano sociologi, psicologi, docenti universitari, scrittori, impegnati in studi e attivismo in direzione antisessista, ma anche persone comuni incontrate per strada e interpellate sulla condizione della donna oggi e sull’essere gay.

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